"Ora sei tu il tuo avversario, corri la tua gara. Se vuoi correre corri un miglio, se vuoi conoscere una nuova vita corri la Maratona" (Emil Zatopek)
"La scuola di guerra della vita", Friedrich Nietzsche:
“Quel che non mi uccide, mi rende più forte"
(Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, 1888)
"Se dopo aver accompagnato tuo figlio in palestra, aspettando seduto nello spogliatoio e pensando alla gara del giorno prima, con la calcolatrice del cellulare cominci a calcolare:
- a che passo avresti dovuto correre per arrivare cinque minuti prima;
- che tempo avresti fatto se ai 10 chilometri fossi arrivato ad una media inferiore di 5 secondi al chilometro;
- a che media affronterai la prossima gara volendo migliorare il tuo PB di almeno 10 minuti
allora le possibilità sono due: o sei un runner o sei cerebroleso, e non è detto che una escluda l'altra....”(orzo)
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domenica 25 luglio 2010
domenica 23 maggio 2010
Ore 8:55, sono ingabbiato a Gradisca d’Isonzo, con centinaia di altri runners alla partenza dell' 11^ Maratona d'Europa e sta per compiersi il sogno che inseguo da sempre: correre una Maratona.
La decisione di realizzare finalmente questo sogno è arrivata nell’autunno scorso, dopo una primavera di risveglio da un torpore pluridecennale, con episodi di riavvicinamento alla corsa caratterizzati da buffi cronometraggi su distanze di due - tre chilometri, ed un’estate nella quale la consapevolezza di essere sottotono, per usare un eufemismo, andava via via rafforzandosi e che comunque, Maratona o no, bisognava correre ai ripari.
Dopo l’adolescenza sui 300 e 400 metri in pista è un piacevole ritorno e la compagnia è delle migliori.
Domeniche mattina ed anche, ogni tanto, qualche giorno durante la settimana, ma sempre nel piacere di un’ attività fine a se stessa, senza l’assillo del cronometro; tutt’al più si usciva con l’orologio, per darci un’idea di massima del tempo per non far tardi a casa.
Ricordo quella volta, eravamo soli io e Giovanni perché gli altri avevano altri impegni.
Lasciamo le macchine ed iniziamo a correre. Giovanni si infila un sacchetto della spesa sotto la maglietta di cotone e mi guarda. Gli chiedo: “a cossa te servi ?”
“Te vederà” mi fa con il suo sorriso beffardo. Gli leggo nel pensiero e senza dire niente continuo a correre, mantenendo a stento le risate.
Dopo tre chilometri si verifica quello che immaginavo: ci fermiamo davanti ad un albero di ciliegie, mi dà il sacchetto e mi fa: “Tien qua”.
Si arrampica sui rami più bassi e cominciamo e riempirci la pancia, mettendo anche qualcosa nella borsa, sbellicandoci dalle risate per come stava evolvendo il nostro impegno sportivo terminato, per quella giornata, con la pancia piena ed un bottino in ciliegie, riuscendo a stento a correre nel ritorno perché impossibilitati a tenere un’ andatura decorosa e soprattutto seria.
Che bel ricordo !! Grazie Giovanni !!....qualche anno dopo un incidente ti ha portato via, ma corri sempre con me….
Il servizio militare nel 1984 mette fine ad ogni attività sportiva e ci si perde anche un po’ di vista con gli amici della Ginnastica Triestina: ognuno sta prendendo la sua strada e qualcuno inizia a metter su famiglia.
Una bruttissima distorsione alla caviglia destra nell’autunno del 2005 mi impedisce di poggiare il piede per tre mesi.
Polpaccio e caviglia arrivano ad avere la stessa circonferenza, sono abbattuto e mi convinco che sarò fortunato se sarò in grado di camminare di nuovo diritto….per fortuna tutto rientra, anche se il muscolo è praticamente sparito.
Dopo vent’anni di digiuno, il 30 agosto 2009 mi “impegno” su 7,7 chilometri collinari per 1 ora e cinque minuti, correndo per 27 minuti e camminando per 38 minuti.
A settembre mi metto in testa di correre due volte per settimana ed il 30 settembre per fare 8 chilometri impiego 58 minuti, camminando per 16 minuti e correndo per 42 minuti, anche se ancora non di seguito.
Nello stesso periodo trovo le tabelle per la preparazione ed inizio a correre quattro volte per settimana; creo sul computer una cartella “Preparazione corsa” contenente un foglio di excel nominato “Registro corsa” sul quale annoterò diligentemente i risultati, anche per le modestissime uscite già portate a termine.
Si leggono così in ottobre uscite di 3,5-6-7-8 chilometri in medie risibili che vanno da 6’20”/Km a 6’50”/Km, ma di percorso collinare e quindi di formazione, e quel che più conta senza mai camminare.
A fine ottobre faccio 11,5 chilometri in 1 ora e 15 minuti, i primi di novembre corro per 14,7 chilometri in 1 ora e 35 minuti….ormai il ghiaccio è rotto !!
La preparazione continua secondo la tabella, anche se il maltempo invernale mi costringe a rallentare ed a ridurre a tre le uscite settimanali.
Per il 17 gennaio 2010 il programma prevede due ore di corsa, quale migliore occasione per partecipare alla mia prima mezza Maratona, tranquillizzato dal fatto che a metà dicembre avevo comunque già percorso 25,6 chilometri.
E’ con vera eccitazione che mi rimetto un pettorale sulla maglietta dopo 35 anni e devo dire che sono emozionato come un bambino.
Non so ancora se riuscirò a finirla, né se ciò mi porterà alla Maratona, ma anche questo era un traguardo che mi ero prefissato negli anni ed intendo perseguirlo.
Con vero stupore concludo la gara in un tempo dignitoso, inferiore alle due ore e senza sforzi sovrumani; tutto ciò mi lascia ben sperare per la preparazione futura.
Il 7 marzo corro la seconda Mezza in un tempo pressoché analogo; non c’è stato un netto miglioramento, ma sono comunque confortato da come mantengo i ritmi delle tabelle.
Inserisco nuovamente il quarto allenamento settimanale e per non perdere lucidità nelle gambe inizio una seduta settimanale di ripetute.
D’ora in poi le distanze diventano davvero importanti: 25 – 30 – 20 – 24.
Il 10 aprile c’è il lunghissimo di 36 chilometri; mi stanca davvero tanto, soprattutto mi fanno tanto male le gambe; dopo il 22° sono costretto a fare tratti camminando alternati alla corsa.
Riprendo a correre, ma sempre più spesso devo camminare. Porto a termine comunque l’allenamento correndo tutto l’ultimo chilometro.
A tre settimane dalla Maratona inizia la fase di scarico; il 17 aprile faccio l’ultimo 20 in un tempo pessimo, mai ho fatto così male in cinque mesi !!
Adesso le uscite sono tutte di corsa breve, le ultime solo per far girare un po’ le gambe.
L’ultima settimana è per me pesantissima e vivo giornate di elevata tensione, vorrei essere già alla partenza.
Ed è il grande giorno.
Giù dal pullman a Gradisca d’Isonzo mi preparo come al solito: crema sui punti più delicati dei piedi e cerotto, gel nel taschino dei pantaloncini e spugna in vita.
Ritrovo Amici, rivedo conoscenti, aspettiamo tutti insieme i pochi minuti che ci separano dal via.
Qualche foto, mangio uno snack, manca ormai poco.La tensione finalmente svanisce e la corsa comincia a rilassarmi.
Mi accodo ai pacer delle 4 ore, non so se riuscirò a farcela, ma ci voglio provare.
Il percorso interno a Gradisca non è fluido, c’è troppa gente tutta insieme e si corre male.

Al 6° chilometro passo davanti al cimitero di Fogliano, saluto la Mamma e la prego di continuare ad aiutare da lassù i miei Cari e me come ha sempre fatto finora….forse nemmeno Lei se l’aspettava questa mia Impresa.
Come mi è stato consigliato faccio tutti i ristori, per adesso solo acqua, ma serve a tenere la bocca umida.
Il percorso prosegue: Redipuglia, Ronchi dei Legionari, Monfalcone.
Passo al 10° chilometro in 52’43”, a 5’16”/Km….un po’ troppo veloce, non era questa la media che volevo tenere, ma per il momento mi va bene così.
Chiaramente mi accodo, ma stento a correre al loro passo, sono ancora un filo troppo veloce.
Mi disturba avere davanti altre persone perché mi deconcentrano e decido di mettermi in testa al gruppo, affiancando i primi.
“Andiamo bene cosi” – fa il pacer – “ siamo a 5’32”/Km”.
Adesso correre è veramente bello e rilassante ed il gruppo mi dà forza e motivazione.
Si continua così ancora per circa nove chilometri, fino a quando al 19° chilometro un falsopiano conduce inesorabilmente ai primi accenni di salita.
Prima di affrontare la salita decido di rallentare, non sono in grado di correre in salita alla stessa velocità.
Apro il gel ed inizio a succhiarlo….caldissimo e dolcissimo….spero almeno serva.
Il gruppo procede costante ed i pacer si girano ad incitarmi, ma decido di mantenere un mio passo.
Dopo due chilometri di salita passo alla Mezza in 1h59'20", a 5’40”/Km, tutto sommato va bene, volevo viaggiare su questa media.
I problemi però iniziano adesso, perché ci sono ancora 3,9 chilometri di salita e comincio a sentire un dolore alle dita del piede sinistro.
Rifletto se è il caso di fermarsi e decido di proseguire, forse mi passerà.
Mi viene in mente che potrebbe essere il cerotto che si è un po’ spostato e faccio finta di non sentire il dolore.
La pendenza costante della strada che conduce al 25° chilometro è veramente sfiancante; lo strappo dal 19° al 21° aveva una pendenza maggiore, ma era più breve. Adesso invece sembra non finire mai e si procede davvero lentamente.
Al 23° mi affianca un altro runner, e con qualche battutina per stemperare la fatica arrivo al 25°.
Mentre agli altri ristori bevevo camminando, a questo ristoro mi fermo decisamente e bevo con calma.

Contavo di riuscire a riprendere i pacer delle 4 ore, ma di loro nemmeno l’ombra, anche se scoprirò più tardi che alla Mezza il distacco che avevo era solo di 20 secondi.
La visione che mi si offre è infernale: dieci chilometri di strada costiera praticamente desolata e laggiù in fondo Trieste, che si intravede appena.
Al 27° chilometro cominciano a farmi molto male le gambe e non riesco più a mantenere la lenta andatura che avevo; sono così costretto ad alternare tratti al passo con tratti di corsa.
Per un crudele scherzo del destino il dolore alle gambe che oggi mi ha rallentato è insorto proprio dove già in aprile ho accusato lo stesso problema, nello stesso punto, anche se oggi il numero dei chilometri percorsi è maggiore.
Al 28° mi raggiungono i pacer della 4 ore e 15, e sono contento perché così potrò avere di nuovo un riferimento.
Riesco però a percorrere con il gruppo solo un chilometro, devo rallentare e nuovamente camminare. E sarà ancora così per una decina di chilometri.
Sono al 35° chilometro ed il percorso si sviluppa adesso tutto a livello del mare; non ci saranno più salite né discese fino all’arrivo.
Alterno ancora passo e corsa; penso di non fermarmi all’ultimo ristoro del 40°, ma un improvviso stimolo di fame mi spinge a prendere una banana, che mangio camminando.
Come temevo si stanno avvicinando i pacer delle 4 ore e 30 e questa volta non voglio rimanere per strada.
Riprendo a correre affiancato a loro anche se so già che sarò costretto a camminare di nuovo, ma voglio provarci fino in fondo.
Velocemente rifletto e penso che adesso, a due chilometri dalla fine, camminando anche solo venti metri perderei definitivamente il contatto e finirei oltre alle 4 ore e 30.
Ed allora parto, non sento più il dolore, non sento più la stanchezza, sento solo la gente ai lati della strada che mi incita.
Al cartello dei 500 metri una persona dell’organizzazione mi grida “dai !! ormai sei arrivato !!”….il pacer esce di lato….vedo il gonfiabile dei 42 chilometri….lo passo….entro in Piazza Unità d’Italia....
E' FATTA !!!!E’ IL COMPIMENTO DI UN SOGNO !!
Nel mio piccolo adesso anch’io faccio parte di un mito.
Video Rai.TV - Rai Sport - Maratona d'Europa 2010
Domenica 7 marzo 2010
'SOMMA....è andata....così così....1h51'28" ho migliorato il mio tempo di BEN 7 (SETTE) SECONDI. Del resto il circuito cittadino molto articolato ed in porfido non si prestava a nuovi record, considerato anche che il rettilineo dal 9° al 13° Km era tutto con la Bora contraria al senso di corsa. Peccato perchè avrei potuto abbassare il mio tempo di parecchio.
Comunque considerato che la vescica sul piede destro faceva di tutto per farsi sentire, anche se facevo finta di niente, e che come al mio solito sono riuscito ad avere visioni celestiali ed ai più sconosciute tra il 18° ed il 20° Km, mi devo accontentare.
Scriverò delle mie corse, con annessi e connessi, con l'intenzione di esternare quello che provo durante questa magnifica attività.
Perchè orzowei ? Perchè nel gennaio scorso, mentre mi stavo iscrivendo ad un Forum di corsa, canticchiavo, per pura coincidenza, il ritornello della fortunata serie televisiva di fine anni '70.
Mai prima di allora si presentò occasione migliore per scegliere un nickname più appropriato !
Buona lettura a tutti quelli che avranno il piacere di seguirmi.
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11^ Maratonina delle due Province - Medea
Domenica 17 gennaio 2010
L’allenamento c’è stato, ma ammetto che l’ho presa un po’ alla leggera, seriamente ma un po’ alla leggera, mémore forse degli allenamenti che facevo sui 400….già….ma erano 35 anni fa !!
Il venerdì 5 chilometri di corsa rilassatissima giusto per muovere le gambe, sabato riposo (IT ??).
Passo la giornata prima della gara a studiarmi il percorso, cercando sulla carta i punti notevoli per scandire la corsa secondo il mio ritmo.
Ecco….fino a qua sono cinque chilometri….parto piano, anche a 5’30”/Km fino ai cinque, poi via dando tutto per dieci chilometri…e gli ultimi sei chilometri spremo quello che rimane….
Alla partenza aspetto il via subito dietro alla prima fila, complice il fatto che mi ero attardato un po’ per farmi scattare la foto di rito.
Mi passano in moltissimi, non so quanti ne rimanevano ancora dietro perché non mi sono voltato, ma passano davanti a me davvero in tanti.
Al secondo chilometro il gruppo si assesta….avvicino due con il cardio che parlano tra loro….uno dice all’altro che stanno andando a 5’15”/Km….no, avevo deciso di partire un po’ più piano e rallento, tanto ormai ai cinque manca poco.
Ecco il fiume ed il ponte che avevo visto sulla carta topografica, cinque chilometri….VIA !!
Raccordo autostradale, curva a destra in discesa….approfitto del tratto in discesa e lascio andare le gambe….CHE LIBIDINE !!
La forma è ottima, l’avevo aspettata per tanti mesi, questa giornata….temevo di dover correre sotto la neve perché appena via da casa è cominciato a nevicare fitto ed ha continuato per mezz’ora, ma è andata bene.
CI SIAMO !! E’ COME VOLARE !!
Ne passo diversi….qualcuno si ferma al rifornimento, io continuo ed allungo, favorito da due chilometri di rettilineo.
Siamo ai dieci e sono passati 53 minuti….non male, sono i tempi che mi sono prefissato….
La strada cambia direzione ed il sole arriva dritto in faccia, si ritorna verso dove si era partiti.
Salire due cavalcavia mi rallenta un po’, ma nonostante tutto tengo il passo.
Scorgo i segnali di ingresso di questo paese della bassa friulana: nome del paese, comuni stranieri gemellati, limite di 50 Km/h….e quello cos’è ? ah, il rilevatore della velocità….11 Km/h, la mia velocità….beh, almeno non prendo la multa….
Eccomi al 15° chilometro….pensavo peggio….in giro invece si cominciano a contare le prime “vittime”: questo cammina….quello si è proprio fermato....
Risalgo lo svincolo autostradale percorso un’ora prima….ecco il fiume….ecco il ponte. Da quando ho aumentato non mi ha più passato nessuno, ormai siamo alla fine….trovo il treno giusto per gli ultimi quattro chilometri, mi accodo.
Decido di risparmiare ancora un po’, voglio tenermi qualche energia per l’ultimo chilometro….eccolo l’ultimo chilometro, ho visto il punto giusto ieri sulla carta topografica…siamo ormai in paese, curva verso destra…ma come ?! il traguardo ?!
Peccato, pensavo fosse più in là e così non sono riuscito a fare l’allungo finale….
