"La scuola di guerra della vita", Friedrich Nietzsche:

“Quel che non mi uccide, mi rende più forte"

(Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, 1888)

"Se dopo aver accompagnato tuo figlio in palestra, aspettando seduto nello spogliatoio e pensando alla gara del giorno prima, con la calcolatrice del cellulare cominci a calcolare:

- a che passo avresti dovuto correre per arrivare cinque minuti prima;

- che tempo avresti fatto se ai 10 chilometri fossi arrivato ad una media inferiore di 5 secondi al chilometro;

- a che media affronterai la prossima gara volendo migliorare il tuo PB di almeno 10 minuti

allora le possibilità sono due: o sei un runner o sei cerebroleso, e non è detto che una escluda l'altra....”
(orzo)
....certo che noi runners siamo proprio strani....
clicca sull'immagine qua sotto

domenica 30 settembre 2012

Sempre in ritardo con i post, ancora gare di marzo.




Kokoš Trail
 Domenica 11 marzo 2012


Una mattinata frescolina dà il benvenuto all’Edizione zero di questo trail Memorial Virgilio Zecchini che, volendo prendere in considerazione parametri importanti come comodità di raggiungimento della partenza, bellezza del percorso, difficoltà tecniche ed organizzazione pre e post-gara, si preannuncia come uno dei migliori della mia zona.
La corsa prende il nome dal Monte Concusso (Kokoš in sloveno), la più alta cima del Carso italiano, che verrà salito nella parte finale della gara.
Non mi sento troppo in forma, e la conferma l’ho avuta una settimana fa a Gorizia, dove ho faticato non poco.
La giornata però mi ispira, c’è un bel sole e la zona è una delle mie preferite per correre: farò del mio meglio.

Nelle vicinanze all’abitato di Basovizza, frazione di Trieste a quota 300 metri, più di 350 trailer si danno appuntamento alle dieci della mattina di una domenica ancora invernale nelle temperature, ma già primaverile per gli odori e per il rifiorire della vegetazione, per percorrere la distanza ufficiale di 13,5 Km (il Garmin poi segnerà 14,23 Km), con un dislivello positivo di 650 metri.
La partenza è fissata in prossimità del Monumento nazionale della Foiba di Basovizza, per percorrere i primi 600 metri sull’asfalto e poi girare a destra nel bosco, seguendo il primo tratto sterrato.



Dopo due chilometri la visuale si apre sul Golfo di Trieste, 





















mentre si prosegue lambendo il ciglio della Val Rosandra, splendido esempio di canyon montano a duecento metri di quota, in uno scenario divenuto non a caso Parco naturale.

L’affluenza è notevole, come anzidetto, e gli scarsi spazi a disposizione, confinati tra gli alberi che si abbassano sul tracciato e le rocce smosse qua e là, costringono i più a procedere incolonnati, mentre i primi si involano senza apparente fatica.

Il gruppo si allunga e si accorcia, la fisarmonica umana rallenta in prossimità della prima discesa, a tre chilometri dal via; qui il rischio di caduta è elevato a causa della presenza del fondo marnoso, friabile, che obbliga a prestare particolare attenzione.



Dopo circa un chilometro la discesa termina e si è in Valle, per percorrere un altro chilometro lungo la ex linea ferroviaria Trieste-Erpelle (ora ciclabile), fino a girare decisamente a sinistra per affrontare, al quinto chilometro, il tratto più ripido e più duro del percorso: mille metri estenuanti che riportano sull’altipiano, sulla cima del Monte Stena, a 440 metri di quota.


E’ un tratto davvero molto faticoso e si comincia a "contare le prime vittime".



Quando finalmente spiana, le gambe sono indurite dalla salita e ci vuole un po’ per riprendere a correre decentemente.
Il percorso prosegue in falsopiano all’interno di un bosco, attraversa un paio di strade asfaltate e dopo circa tre chilometri intercetta la Statale che conduce al valico di Pese, dove è stato predisposto un punto di ristoro.
Sono oltre la metà del percorso, finora ho gestito abbastanza bene lo sforzo, nonostante la scarsa preparazione fisica e la dura salita; riesco ancora a controllare bene le gambe e sono rinfrancato dal vedere che comunque non ho troppo ritardo rispetto al gruppo.
Si risale ore la pendice meridionale del Monte Concusso.
Il sentiero porta alla cima, 670 metri di quota, che segna la fine delle fatiche maggiori; da adesso in poi tanta discesa, divertente, tra gli alberi, saltando da un masso all’altro.

Discesa che è il mio forte, perché la sensazione è quella di volare, e che affronto con grande entusiasmo ed elevata velocità, compiacendomi dei sorpassi che riesco ad effettuare.
Purtroppo però non tutte le ciambelle riescono con il buco ed un salto mal calcolato mi fa sbattere la punta del piede sinistro su una roccia sporgente, quasi inciampando.


Riesco a stare in piedi per miracolo, ma porterò per lungo tempo l’unghia dell’alluce annerita come ricordo di una discesa forse un po’ sottovalutata nei suoi tratti più tecnici, affrontata comunque con eccessiva disinvoltura.
Per tre minuti vedo le stelle in cielo anche se splende il sole, ma mi sforzo di continuare la corsa, perché valuto che fermandomi sarebbe poi impossibile riprendere a correre.
Gli ultimi due chilometri pianeggianti sembrano non finire più, e, claudicante, sogno il traguardo dietro ogni curva del sentiero.
Finalmente si profila il campo sportivo con l’arrivo, un ultimo sprint e ci sono.
Tempo impiegato 1h 59’ 08”; ho perso molte posizioni in salita e nel tratto finale.

Il dopo gara è piacevole e corroborante, a base di jota e birra artigianale.
E naturalmente ci sono le premiazioni, ma di fronte a questo ben di Dio gastronomico è una gioia non essere tra i primi per godere una seconda volta di un piatto di tale bontà.




sabato 23 giugno 2012

Con un super ritardo di tre mesi riprendo la trattazione di questa mia pagina, che integro con le corse del mese di marzo.

 34° Maratonina isontina - Gorizia


Domenica 4 marzo 2012

Ormai profondamente contagiato dal virus del trail, mi “rimetto su strada” e mi misuro per la prima volta nel 2012 con la distanza della Mezza.
Tracciato già noto che percorrerò per la terza volta; è una Mezza che considero quasi “di casa”, perchè distante poche decine di chilometri, che si tiene in una zona alla quale sono legato da vincoli familiari.
Nonostante tutto ciò, tuttavia, non riesco mai a correrla serenamente come vorrei, combattuto tra la noncuranza del voler strafare per cercare il PB e la pacatezza che nei primi periodi dell’anno porta a lesinare sullo sforzo.
Contagiato dal trail, come appunto dicevo, e con pochi, pochissimi chilometri su strada, considerando il fatto che dopo aver trascorso alcuni mesi per sentieri non è facile tornare sull’asfalto.
Cioè, per esser facile….non è difficile….fa solo un po’ schifo !!
Già, perché poi, dopo aver corso per decine e decine di chilometri tra il verde, con salite spaccagambe e discese che mettono a dura prova i riflessi, tra il cielo azzurro ed i prati incolti, con un occhio alle pietre smosse sotto i piedi e l’altro al ramo che ti sta per arrivare in fronte, ebbene dopo queste prove uno acquista lo status di semi-dio e crede che nulla più potrà nemmeno sfiorarlo.
“Una Mezza….puah, cosa vuoi che sia….”; già, solo in teoria però….


Partenza quindi alle 9:30 da piazza Cesare Battisti, a Gorizia, per correre la mia prima M50 (ehm….), consapevole dei limiti dei quali ho appena accennato: sarà quindi un allenamento e nulla più.
Le facce sono sempre le stesse, come ogni volta e come ogni partenza, con i top-runner in prima fila, gli umanoidi a seguire e le promesse non mantenute, categoria alla quale mi pregio appartenere, buoni ultimi dietro a tutti.

Avvio tranquillo, in compagnia di Gianmarco-Ronin, compagno di trail di casa nostra, che dimostra subito di avere un passo più veloce del mio e che lascio andare dopo un paio di chilometri.
Io invece provo a trovare un ritmo confacente al mio stato di forma, e ben presto mi accorgo che non sarà cosa facile.
Infatti fatico molto, e dopo i soliti primi chilometri “fuori misura” attorno ai 5’/Km mi è proprio difficile indovinare un passo costante ed ottimale.


Tra un tratto di corsa ed uno al passo, al 10° chilometro mi raggiunge Silvia, alla sua prima esperienza sulla distanza che, devo dire, si difende molto bene.



Dopo i saluti ed i convenevoli del caso (ci siamo conosciuti qualche mese fa ad un terzo tempo) ci mettiamo d’impegno e procediamo in una sorta di simbiosi.
Ben per me, che così posso regolare il mio passo, e vantaggioso anche per lei, che tutto sommato in compagnia acquista fiducia.
Non so se e quanto si sia allenata, so solo che più di una volta mi lascia indietro, arrancante, e mi costringe alla rincorsa.
La media è bassa, viaggiamo oltre ai 5’ 45”/Km, ma procediamo bene, costanti ed in ottima sintonia.
Gli ultimi sette chilometri sono in leggerissima discesa, contrariamente alla parte precedente, ed il passo aumenta leggermente, soprattutto è più fluido e rilassato.



Ad un chilometro dalla fine Silvia vede che il mio passo diventa più agevole:
-“Vai pure se vuoi !!”
-“Non c'è fretta, siamo arrivati fino a qua insieme e così finiremo !!”
Gli ultimi cento metri del rettilineo finale sono un trionfo, con i suoi ed i miei “fans” che ci acclamano e lo speaker che scandisce i secondi sul cronometro.
Prego notare il sincronismo.



Tempo finale per entrambi di 2h 5’ 29”, ottimo per lei, ragionevole per me. Vabbè, così adesso so quanto valgo senza allenamento.
Ed ho capito che il solo trail non è sufficientemente allenante se si vuole correre anche su strada, perché manca la necessaria tenuta del ritmo; è senz’altro una corsa molto muscolare e faticosa, ma che va integrata con la pratica su strada.

domenica 15 aprile 2012

CINQUANTA

 
Sono indietro con il Blog, devo ancora scrivere due post relativi a gare del mese scorso, ma queste due righe voglio metterle giù oggi, di botto, senza star tanto a guardare la successione degli avvenimenti.
Il titolo può trarre in inganno, perché il pensiero va ad un’ (o un) Ultra, Maratona o Trail che sia.
Niente di tutto ciò: vi comunico invece che oggi ho raggiunto il traguardo del mezzo secolo, cinquant’anni (che impressione a scriverlo….).

Uno sguardo indietro.
Da ragazzo del ’62, posso dire di aver visto un’ Italia che si leccava le ferite del dopoguerra, anni difficili che sono stati fatti falsamente passare per “boom economico”, nei quali gli amerikani, ai quali ci siamo assoggettati, ci hanno “insegnato” a spendere più di quanto avevamo.
Preludio alla crisi economica che stiamo vivendo, fondata sul consumismo caratteristico del popolo d’oltreoceano, che abbiamo maldestramente imitato.
Un susseguirsi di Legislature ed un impantanarsi tra deficit di Stato, debito pubblico, crisi occupazionali, prepensionamenti, licenziamenti e chi più ne ha più ne metta.
Questa è la visione generica dei cinquant’anni che ho trascorso, ma non sono qua per tediarvi con ragionamenti sullo stato sociale né con le pochezze dei Governi che si sono succeduti….massa di pagliacci incompetenti e pressappochisti, interessati solo a conservare il loro posto sulla poltrona….tutti indistintamente, destra e sinistra….
Spenderò, invece, due parole su quella che è stata la mia vita fino ad oggi, dalla spensierata fanciullezza alle gravose incombenze da capofamiglia.

L’allegria degli anni ’70, quando correvo in pista e cominciavo ad andare in montagna e per grotte; il dolore degli anni ’80 che preannunciava la tragedia dei primi anni ’90, quasi a voler significare che con la maggiore età la vita cambia drasticamente; le corse all’ospedale per cercare di far star bene la Mamma, almeno psicologicamente; la grande solitudine mentale degli anni ’90 e la ricerca di un equilibrio difficile da trovare; la gioia per l’incontro della donna giusta e la felicità del frutto della nostra unione, all’inizio del nuovo millennio; e perché no, la ritrovata allegria e la rinnovata spensieratezza del gesto atletico degli ultimi anni, iniezione di fiducia e rivisitazione dello sportivo che c'è in me.
In mezzo tanti amici che non ci sono più, difficoltà sul lavoro, una Laurea che vedevo allontanarsi con il passare degli anni; sudata, cercata, voluta con tutte le mie forze….il “volli, volli, fortissimamente volli” di Alfieri era aria fritta in confronto ai pugni contro il muro nella ricerca di concentrazione.
E finalmente raggiunta, per me di valore doppio rispetto al normale, perché ottenuta lavorando !!
Dieci anni di ginnastica attrezzistica, qua ne parlo un po’, che mi hanno formato, non solo fisicamente, inserendomi in un gruppo di amici.
Ed ancora l’onore di appartenere al Corpo Nazionale Soccorso Alpino, otto anni di servizio all’ombra di quel distintivo che sotto l’insegna del CAI riporta una croce bianca contornata di rosso.
Un’esperienza che non si può dimenticare, che mi è rimasta profonda e che mi ha segnato intensamente, nel bene e nel male.
Si correva senza perdere tempo e senza lesinare assenze dal lavoro, coperte da ferie o da permessi non retribuiti, con l’unico pensiero rivolto alla salvezza dell’Amico ferito, senza alcun compenso e senza porsi problemi per il costo del carburante, mossi unicamente da quello spirito di corpo e da quel cameratismo che solo l’essere legati ai due capi di una corda sa dare.
Se tutto finiva bene regnava l’allegria, si era pienamente ripagati dalla stanchezza fisica dei lunghi giorni dell’intervento, ed il vino scorreva a fiumi; se, invece, l’epilogo era negativo alla stanchezza si associava una tristezza che faceva ammutolire, si voleva solo tornare a casa….
Ed altre corse per gli interventi dei Vigili del Fuoco, prima all’interno del servizio militare e poi come vigile discontinuo.
Qui le emozioni erano tutto sommato minori, la quotidianità degli interventi non lasciava troppo spazio alla fantasia e la routine alla lunga stufava, anche se non ci si annoiava mai.
Insomma una vita di corsa….già, la corsa….
In questi cinquant’anni sono riuscito a raggiungere tutti i paletti che mi sono imposto nella vita, a volte magari spostandoli più in là, ma sempre con serietà ed impegno.
I molti sacrifici che ho dovuto sostenere mi hanno fatto apprezzare ancora di più i risultati ottenuti, anche se a volte il “ma chi me lo fa fare” faceva capolino qua e là; di Maratone ne ho fatte, e non solo di corsa....
Decenni volati via come foglie al vento, veloci....sciolti come neve al sole, lasciando una scia di detrito a volte sporco, incancellabile, altre volte colorato e luccicante alla luce del giorno.
Sono comunque pago, sento di aver raggiunto, in vari campi, quello che volevo, e questo mi dà un senso di serenità e di completezza.
Se invece guardo davanti a me, non posso dire di essere tranquillo e fiducioso, ma questo è, purtroppo, opinione comune e perciò cosa nota, e non mi dilungherò a raccontarne i motivi.

Ecco, tutto questo, e molto altro ancora, è quello che ho pensato durante le mie tre ore di corsa del tardo pomeriggio di oggi, ultimo giorno del mio quarto decennio di esistenza.
O forse pensavate che sarebbe stato un post fuori tema, buttato là così, giusto per scrivere qualcosa ??
Nono, qua si parla solo di corsa.
E quella di oggi si è svolta sotto un cielo plumbeo e con raffiche di Bora che ogni tanto soffiava intensa….bellissimo !!
Sì, ma me la sono presa comoda, ormai ho una certa età….

































....e poteva finire senza la festa con gli amici speleo ??























siamo appena all'inizio, ma l'occhio appare già "pallato"....

























si continua, e comincio a non riconoscere più gli invitati....


la circolazione sanguigna comincia a risentirne: "poco sangue nell'alcol"....


ci siamo, non mi ricordo più come mi chiamo....


sabato 3 marzo 2012

Panoramica sul Golfo

























E’ questo il nome della bella manifestazione FIASP che si è svolta domenica 26 febbraio sull’Altipiano carsico, con quattro percorsi a scelta di 4-8-13-17 Km.
La foto rende decisamente ragione al nome scelto per questa non competitiva a passo libero, aperta a tesserati e non, che rappresenta una buona occasione per fare una corsetta tutti insieme.

Temperatura non proprio mite, anche a causa di un leggero vento freddo che obbliga a sostenere elevato il passo per non raffreddarsi troppo.
Dopo un breve tratto iniziale di collegamento su strada


il percorso prosegue su tratti sterrati e sentieri molto belli e panoramici, situati sul crinale carsico, tra boschi di conifere e prati.



Chi mi accompagna sceglie gli otto chilometri, mentre io mi farò il giro lungo.
Dopo i primi tre chilometri percorsi insieme proseguo da solo in un continuo saliscendi, tra le grosse pietre dei sentieri che mettono a dura prova le caviglie.
La seconda metà si svolge completamente al riparo dal vento, ad una quota inferiore rispetto al crinale percorso in precedenza e con un bel sole che scalda nel modo giusto.
La visuale che si gode è incantevole, grazie al vento che ha spazzato il cielo azzurro che sembra un tutt’uno con il mare.
Non mancano i ristori, che rendono ancora più piacevole l’uscita.


Arriviamo al chilometro finale contemporaneamente, come immaginavo, due ore e quattro minuti dopo la partenza e l’occasione è ottima per una foto tutti insieme.


Gran bella mattinata, con lo stimolo della fame che esce al momento giusto e che fa percepire il pranzo come guadagnato.


domenica 26 febbraio 2012

Classifica 2011


Febbraio, il mese della pagella della rivista “Correre”.
La classifica punisce la scarsa forma che nel 2011 ho avuto, complici la caduta, la spina calcaneare e le altissime temperature dell’estate, che mi hanno impedito di correre per lungo tempo, e mi confina ad un 25.232° posto, peggiorando rispetto al 2010 di 3.551 posizioni, nonostante il numero dei Maratoneti dell’anno passato sia stato maggiore.
Nel 2010 sono riuscito a rimanere nei tre quarti della classifica, l’anno scorso è andato un po’ peggio, mi ha preceduto l’ 80,77 % dei Maratoneti maschi italiani.

Al di là di tutto, numeri e classifiche a parte, è sempre una grande soddisfazione esserci !!


sabato 11 febbraio 2012

INFORMO IL SIMPATICO HACKER
 IP 74.125.16.152
CHE HA CLONATO IL MIO BLOG A QUESTO INDIRIZZO http://ineroviip.blogspot.com/2011/03/help-with-italian-grammar-correction.html?showComment=1328957371597#c7446951065615780324  
COPIANDO MOLTI MIEI POST E MOLTE MIE FOTO CHE LE FORZE DELL'ORDINE SONO STATE AVVISATE E CHE LA POLIZIA POSTALE NON TARDERA' A PRENDERE I PROVVEDIMENTI DEL CASO !!

sabato 4 febbraio 2012

Riflessione




Ci sono momenti, nella vita di un runner, nei quali tutto sembra perdere di importanza, nei quali la Cultura dello Sport scema.
Il disinteresse per la forma fisica assurge ad argomento del giorno e null’altro sembra avere importanza minore, specialmente quando lo stato delle cose non stimola diversamente e la Bora che soffia con violenza fa percepire una temperatura di – 18°.



Si aprono scenari fino ad allora invisi, fatti di sedentarietà e pigrizia, nei quali le sedute di CM sono sostituite da sedute sul divano ed alle ripetute brevi si preferiscono le ripetute lunghe….distesi dieci minuti da una parte e dieci minuti dall’altra.
Ebbene, in quei momenti lo sforzo fisico è un lontano ricordo, e tale si vuole rimanga.
Riscaldamento (centralizzato) a palla, anche di notte (e anche troppo), le asburgiche “vecchie Province” vestono in toto i panni della Colonia annessa al Regno d’Italia, acquisendone vizi e virtù, soprattutto i primi….
Barba lunga, lo svacco prende il sopravvento e l’ipnotico elettrodomestico rettangolare polarizza, è il caso di dirlo, gli “sforzi” quotidiani.

Pur essendo poco o nulla avvezzo allo sport “guardato” e non identificandomi nel tifo per alcuna compagine sportiva, riconosco in taluni sport gesti atletici degni di nota.
Seguo, infatti, le tappe alpine del Giro d’Italia di ciclismo, le Olimpiadi, specialmente per l’atletica leggera e per la ginnastica artistica, mentre aborro gli sport (sport ??) palla-dotati.
Fa eccezione il rugby, del quale apprezzo la fatica (vera) e lo spirito profondamente sportivo che unisce le squadre avversarie.
Tutto ciò premesso stilo, quindi, di seguito il programma della mia giornata odierna.
Ore 12:00 – discesa libera da Chamonix
Ore 17:00 – torneo 6 Nazioni di rugby

Il frigo è pieno di birra e schifezze varie: oggi via libera al lassismo, al grido di un forse poco aulico, ma oltremodo realistico quanto veritiero
MA CHI ME LO FA FARE ?!?!




























><><><><

Credo di fare "cosa buona e giusta" inserendo la seguente osservazione, trovata sul Blog di Orlando Pizzolato, persona decisamente esperta in materia.

Gli effetti del gelo

Approfitto delle critiche condizioni ambientali che si stendono su tutta la nostra Penisola per sottolineare gli effetti del gelo sulle prestazioni atletiche.
Quando la temperatura dell’aria è vicina a 0° il rendimento sportivo cala perché perde di efficienza l’apparato respiratorio, si riduce la fluidità dei muscoli ed è condizionata anche la termoregolazione.
Con il freddo, la reazione logica è coprirsi maggiormente, ma ciò serve solo per ridurre la dispersione del calore del corpo (favorire quindi la termoregolazione), e il rendimento fisico è sempre inferiore a quando la temperatura è più mite.
Gli aspetti fisiologici che ne risentono riguardano il massimo consumo di ossigeno, e si riscontra anche una maggiore difficoltà del cuore a raggiungere livelli massimali: la frequenza cardiaca massima resta più bassa di circa 5 battiti al minuto, e quando il termometro segna –10°, si possono perdere fino a 20 secondi al chilometro.
Coprirsi maggiormente non migliora più di tanto la situazione; anzi, un abbigliamento troppo pesante, composto da molti strati, contribuisce a ridurre ulteriormente il rendimento, perché i movimenti sono più impacciati. 
Solo se si deve correre a ritmo lento si avvertono i vantaggi di un abbigliamento più pesante, anche perché il calore metabolico prodotto dall’organismo sotto sforzo è inferiore a quello prodotto ad andature più sostenute.
Ad influire negativamente sul rendimento c’è anche l’azione del freddo sulle scarpe, e precisamente sul materiale che compone l’intersuola.
Sempre più frequentemente le aziende utilizzano l’aria come elemento da inserire nell’intersuola (iniettata quando il materiale elastico - di solito l’EVA - si sta raffreddando), allo scopo di aumentare il volume della scarpa per ampliare l’effetto ammortizzante.
L’aria non ha in sostanza peso, e quindi non influisce sulla composizione ponderale della calzatura; è quindi un elemento vantaggioso per aumentare l’effetto ammortizzante e ridurre il rischio d’infortunio dai forti e numerosi impatti con il terreno.
Purtroppo, però, il freddo agisce negativamente sull’aria, perché quando la temperatura si abbassa le molecole riducono la loro velocità ed in pratica s’induriscono.
Ciò che succede all’aria lo possiamo verificare con l’acqua; quando la temperatura si avvicina a 0°, l’acqua solidifica per effetto della perdita di velocità delle molecole che la compongono.
Le micro particelle di aria iniettate nell’intersuola delle scarpe tendono a cristallizzare e la scarpa diventa meno morbida.
Le calzature da corsa diventano quindi meno elastiche, tanto che noi le definiamo come scarpe “secche” proprio perché perdono l’effetto ammortizzante e, anche se modesto, quello di spinta.
Se tale situazione può sembrare poca cosa, è sufficiente prestare attenzione al rumore che fa il nostro piede quando appoggia per terra: è maggiore rispetto a quando la temperatura è più mite.
E ciò è tanto più evidente quanto più sottile è l’intersuola della scarpa, come per esempio nelle calzature che si usano in gara e negli allenamenti veloci.

lunedì 23 gennaio 2012

Lanaro Granfondo



Domenica 15 gennaio 2012

Dopo un dicembre che mi ha fatto sognare sul sentiero 3, la prima gara del 2012 non poteva essere che trail.

In una fredda mattinata di metà gennaio, snobbando il tepore del piumone, contravvenendo alle banali logiche di salute mentale, noncurante delle basse temperature esterne e dei ritmi rallentati dalla giornata festiva, il runner medio esce, cercando nello sforzo fisico l’appagamento e l’equilibrio psicologico che nessun’altra sostanza gli dà....beh, non esageriamo: vogliamo mettere un buon calice di Montepulciano d’Abruzzo ?? o una Mc Ewan’s rossa, magari con un piatto di patatine fritte con sopra la salsa rosa ?? oppure un bello stinco di maiale con patate al forno, con una birra artigianale da Mahnič, in Slovenia, appena oltre al Confine di Stato ??....OK OK, basta, sennò non esco più !!

Alle otto Davide è sotto casa, in macchina ad aspettarmi; destinazione l’abitato di Moccò, nei pressi della Val Rosandra, ad una decina di chilometri da Trieste, da dove partirà l’undicesima edizione (ottava per i podisti) di questo ormai classico appuntamento offroad per bikers e runners, destinato a quei temerari che vogliono dare il meglio di se stessi lungo una trentina di chilometri di sentieri ed ottocento metri di dislivello positivo.
Per me sarà la prima volta.

Organizzata dal gruppo “Vulkan” della Società Alpina delle Giulie, Sezione di Trieste del CAI, la manifestazione raccoglie ogni anno un numero crescente di pazzi furiosi, tanto che da qualche anno l’Organizzazione deve istituire il numero chiuso a 150 podisti e 250 ciclisti.
Il percorso si snoda per circa cinque chilometri lungo la ciclabile,


già linea ferroviaria Trieste-Erpelle, che attraversa la Val Rosandra, raggiunge i 400 metri di quota inerpicandosi per un ripido sentiero e si addentra fra boschi secolari fino a raggiungere, in un continuo saliscendi, la cima del Monte Lanaro, a quota 545 m s.l.m.
Ho già provato i due terzi finali l’anno scorso, in piacevolissima compagnia,


(filmato gentilmente concesso da Rupikaber)
 

(con il panettone sotto la maglia, per ogni evenienza....) nell’intento di partecipare alla gara; con un’ardua decisione scelsi poi diversamente.

Il sabato ritiro il pettorale, ed i presupposti non sembrano dei migliori: diciamo che ben che vada forse farò ridere, considerato il parallelismo con il noto personaggio Disney !!



La corsa parte, per i podisti, alle 9:15, in un quarto d’ora siamo a Moccò, ma dobbiamo pur prendere un’oretta di freddo, sennò che pazzi furiosi saremmo….
Sì, il freddo non manca, così come non manca una gelida brezzolina; quello che manca è invece il sole, che stenta a fare capolino, dietro il Monte Carso.
Temperatura direi circa 4-5 gradi sotto lo zero, a giudicare dalle dita delle mani ghiacciate e dai moccoli che provano a scendere dal naso.


Mentre Davide si veste, faccio qualche minuto di riscaldamento con Ale; e prima della partenza tutti insieme, per la foto di rito.


E’ la prima volta che provo i Booster su una distanza di un certo rispetto, dopo averli indossati per un paio di brevi uscite sui dieci chilometri: sono curioso di utilizzarli per capire se sono davvero utili.
Alla partenza mi piazzo in fondo al gruppo, tanto poi li riprendo tutti….ehm….




Poco dopo il quinto chilometro, alla base del sentiero che con una pendenza del 12 % porta alla Provinciale cento metri più sopra, decido di camminare: scelgo, infatti, di affrontare la gara con una linea morbida, visto che si tratta comunque di trenta chilometri, che proprio così poco non sono.
Mi passa il trio Chiara-Grazia-Danilo; sarà un continuo riprendersi e staccarsi fino alla fine, loro arriveranno quattro minuti prima di me.
Dopo il primo tratto, confinato dalla Val Rosandra, lo scenario si apre sull’Altipiano carsico e la visuale spazia tra le cime finalmente innevate delle Alpi Giulie ed il Golfo di Monfalcone.
Sono le nove, il sole ormai comincia a scaldare e quella che si prospetta è una magnifica giornata invernale, con aria limpida e frizzante che invoglia il movimento fisico.

Levo i guanti che avevo sapientemente (e stranamente, visto che non li uso mai !!) portato, partendo dalla considerazione che comunque nella tasca dell’antivento non pesano, e che magari avrebbero potuto servire.
Non fa assolutamente freddo, anzi, comincio a sudare e la zip del giacchino sale e scende come il percorso; meno male che sotto ho le maniche corte.
Il “circuito di Basovizza”, consueta meta di allenamento per molti, è oggi particolarmente frequentato da “podisti della domenica”; per fortuna ben presto la direzione della gara ci separa dalla folla in libera uscita.
La traccia procede zigzagando tra boschi e forme carsiche di superficie: campi solcati, karren e piccoli inghiottitoi si susseguono e rendono il paesaggio piacevole sotto ogni punto di vista.
Procedo bene e senza fatica, percorrendo il nono chilometro ad una media di 5’ 10”/Km.

Nei pressi dell’abitato di Gropada il tracciato riprende per circa quattro chilometri il sentiero 3, risalendo le pendici meridionali del Monte dei Pini.
Dopo circa venti chilometri dal via, in prossimità dell’attraversamento della strada provinciale che conduce al valico di Fernetti, è stato predisposto l’unico ristoro, ben fornito di acqua, the e pezzi di mela. 
Ci fermiamo per qualche minuto (sono stato ripreso dal Trio, dopo averli raggiunti e staccati, ndr) a chiacchierare con i volontari; io bevo due bicchieri di the e mangio qualche pezzo di mela. 

Riprendiamo a correre. 
Pochi chilometri e siamo sulla ripida strada provinciale n° 9 che conduce all’abitato di Zolla di Monrupino: si profilano due chilometri di salita, che mi sfiancheranno. 
Riesco a correre i primi due-trecento metri, ma ben presto preferisco camminare: è inutile stancarsi proprio adesso, ad otto chilometri dalla fine, quando le salite più dure devono ancora arrivare….ed “il Trio” intanto va….
L’Organizzazione ha fissato un cancello a Zolla, alle ore 12:00: il Garmin segna le 11:50 e sono più o meno a metà della salita, manca quindi ancora un chilometro.
Cammino costantemente a 9’/Km, in teoria dovrei farcela, ma è meglio affrettare il passo.
A cinquecento metri dalla fine della salita il campanile della chiesa comincia a battere mezzogiorno….CAXXO !!….
Spingo più possibile, e spero che le campane continuino ancora per un po’….e che il controllo non sia così fiscale….
Scollino con le campane che stanno ancora suonando, svolto a sinistra e vedo il fuoristrada dell’Organizzazione.
Mentre lo passo la portiera si apre; il ragazzo scende e con il cellulare in mano scruta giù, verso l’inizio della salita....io sono oltre….
Gli ultimi radi rintocchi delle campane, lo sento parlare al cellulare:
“ Ascolta, è mezzogiorno. Cosa devo fare qua ? Chiudo ? “
Sarò l’ultimo a passare il cancello, dopo di me verranno bloccati quindici podisti.

In discesa recupero bene, sono al 25° chilometro ed ho di nuovo “il Trio” davanti a me, a cinquanta metri.


Ma il bello deve ancora venire, visto che l’ultimo tratto e costantemente in salita: cinque bastardissimi chilometri al 5 %, con cinquecento metri di rampa finale all’ 8 %.

Finora è andato tutto molto bene, ho gestito le forze al meglio e sono riuscito a riconquistare posizioni nei pochi tratti in vera discesa; però adesso sono alla resa dei conti, il tempo finale si decide qua.
Al 26° chilometro, mentre corro in un breve tratto pianeggiante, un chiodo incandescente mi entra profondamente nel polpaccio sinistro, almeno questa è l’impressione, e mi fa sobbalzare.
E’ un inizio di crampo, molto doloroso, ma che per fortuna riesco a gestire, e che sparisce dopo una trentina di secondi: forse i Booster hanno aiutato ??

Dieci metri di discesa ripidissima e subito un muro da salire: passo un arrancante trailer e tre bikers.
Il bosco si apre e un chilometro più in là riesco a scorgere l’arrivo, in cima al Monte Lanaro, tra i gazebos dell’Organizzazione; sento lo speaker….OK, ci sono quasi….10’-13’-14’/Km, è dura, durissima, non ce la faccio ad andare più veloce.
Di correre qua non se ne parla, sento le pulsazioni nelle tempie e non vedo l’ora di arrivare.
Ma ormai ci sono, e anche se le gambe sono completamente rigide accenno un ultimo scatto di corsa in prossimità del traguardo.
Arrivo in cima poco dopo l’una,  3h 49’ 49” dopo il via, a 7’ 46”/Km di media.
CHE FATICA !!
ma sono contento, perché il tempo impiegato è dignitoso e decoroso, e in questa splendida giornata invernale ho provato tante bellissime sensazioni.

Una nota di merito va all’ottima Organizzazione, che ha presidiato gli incroci del percorso e che ha fatto trovare i propri ricambi all’arrivo, predisponendo tende riscaldate per svestirsi e cambiarsi, oltre a panini, dolci, bevande calde e fredde.


Ed il buon risultato non può essere festeggiato che con il succo di luppolo, il re degli integratori, ricco di Maltodestrine….



L’anno podistico sembra iniziare bene, testicula tacta….