"La scuola di guerra della vita", Friedrich Nietzsche:

Quel che non mi uccide, mi rende più forte"

(Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, 1888)

"Se dopo aver accompagnato tuo figlio in palestra, aspettando seduto nello spogliatoio e pensando alla gara del giorno prima, con la calcolatrice del cellulare cominci a calcolare:

- a che passo avresti dovuto correre per arrivare cinque minuti prima;

- che tempo avresti fatto se ai 10 chilometri fossi arrivato ad una media inferiore di 5 secondi al chilometro;

- a che media affronterai la prossima gara volendo migliorare il tuo PB di almeno 10 minuti

allora le possibilità sono due: o sei un runner o sei cerebroleso, e non è detto che una escluda l'altra....”
(orzo)
....certo che noi runners siamo proprio strani....
clicca sull'immagine qua sotto

venerdì 25 marzo 2011

Ma quanti begli allenamenti !!


….mancati….

Si chiude un triste mese di Marzo, iniziato con la Mezza di Gorizia e finito con l’impegnativa per la visita dall’ortopedico.
In mezzo una settimana di relativo benessere, quella dopo la Mezza, seguita da un’altra con fortissimi dolori e la quasi impossibilità alla deambulazione. E questa nella quale il dolore al ginocchio sembra sparito.
MA CHE STRANO !!

Alla mia spiegazione su come si sono svolti i fatti il medico curante, reso edotto del fatto che sono caduto mentre stavo correndo alla misera “velocità” di 5’/Km, non ha saputo far di meglio che strabuzzare gli occhi quando ho trasformato tale grandezza fisica nei 12 Km/h a lui più congeniali ai fini della comprensione, seguito da un “mi no riverìa mai !!” e da una richiesta di radiografia, sospettando un’infrazione alla rotula.
Il referto della radiografia recita testualmente:

Non segni di lesioni ossee traumatiche. Modeste alterazioni artrosiche (EHI, RISPETTO PER I RUNNERS ANZIANI !!) ai capi articolari del compartimento interno. Conservati i rapporti articolari.”

Il medico, quasi deluso della mancata conferma alla sua diagnosi, timbra e firma il foglietto rosso per l’ortopedico, comunque incredulo del fatto che sbattendo a “quella velocità” non ci si frantumi alcunché.
Ed io esco dal suo Studio con un nervoso che mi sale su a mille, e invece di prendere l’autobus per tornare a casa, mi metto a camminare “veloce” fino al lavoro di Orza, per un paio di chilometri….naturalmente aspettandomi fitte al ginocchio, che però non arrivano.
Avverto solo la distensione non perfetta del ginocchio quando la gamba è all’indietro, prima di tornare in avanti.
MA CHE STRANO !!

Il tallone quello sì che mi duole ancora, a fine mese ho l’appuntamento da un altro medico che mi manipolerà la parte per eliminarmi il dolore della autodiagnosticata (ma inequivocabile) spina calcaneare, risultato della fascite plantare (altrettanto autodiagnostica ed inequivocabile) dell’estate scorsa.
Ho trascorso proprio un bel mese di Marzo, ed Aprile non si preannuncia molto diverso….

Tutto questo alla gamba sinistra: dal mio punto di vista era scontato, quella parte funziona sempre male !!

sabato 12 marzo 2011

Odore di campestre


Mattinata vintage.
Prima di oggi, l’ultima frequentazione del Campo di Cologna è del luglio scorso, ripetute brevi a 30° C in preparazione a Venezia.
Il periodo e la temperatura si addicevano poco alla corsa, otto mesi fa, soprattutto non mi stimolavano, contrariamente ad ora, i ricordi di quando, giovane virgulto, calpestavo questi spazi con l’impeto ed i brufoli di un momento evolutivo lungi dal poter essere dichiarato maturo, ancorché prossimo al traguardo della maggiore età.

Competizioni “in altura” con vista a mare, come nelle migliori tradizioni.


La partenza in linea dal centro del campo, allora  coperto solo d'erba, schivando le buche e saltando gli avvallamenti, a raggiungere il lato opposto dove gli accalcati spazi e le strisce bianco-rosse dei nastri obbligavano in un corridoio, restringendo la corsa in un’unica corsia.


Un giro completo esterno alla pista e poi giù, lungo una discesa che i più affrontavano con baldanzosa fiducia nei propri mezzi, inconsapevolmente mal riposta in un’esagerata magnanimità, ignari del fatto che da lì a poco quel tratto avrebbe dovuto essere percorso in salita.



La colonna si sgranava e gli ultimi, ancora nel tratto in discesa, venivano ben presto raggiunti dai primi, ora in salita, veri outsider della specialità.
E così per due volte, due giri completi del campo di atletica e due giri sul tratto sterrato sottostante, a coprire 2.905 lunghissimi metri.

Il cuore pulsava forte nelle tempie e nel collo, con il respiro a tratti stentato....si soffriva in quelle campestri, perché non si sapeva misurare le proprie forze e si dava tutto quello che si aveva in corpo, salvo poi arrivare rantolanti con la generosità e lo sprezzo della fatica che solo l’acerba adolescenza sa concedere.

Sfide già perse prima di iniziare a correre, che si risolvevano immancabilmente a favore dei soliti, pochi, eletti e che lasciavano quell’amaro in bocca che stentava a raddolcirsi, preda di un immaturo quanto malcelato agonismo.


I dolorosi, per ginocchio e tallone, 4.300 metri di oggi, portati a termine ricalcando quelle stesse tracce lasciate più di trent’anni or sono, spingono a pensare che da allora nulla sia cambiato, eccezion fatta per i danni causati dalla Bora.


Soltanto una sopraggiunta ed ormai avanzata maturità, infatti, riduce gli effetti dell’estenuante mediocrità volta a distinguere, ora come allora, risultati valutabili come non più che amatoriali che inducono a riflettere


e, magari nel breve, ad abdicare.


lunedì 7 marzo 2011

33^ Maratonina isontina – Gorizia

Domenica 6 marzo 2011

I fasci luminosi delle prime luci filtrano attraverso le tapparelle.
Guardo l’orologio: 6.45 è presto, dormo ancora un po’.
Mi riappisolo….riapro gli occhi, l’orologio fa le 7.00, ci siamo quasi….
Alle 7.10 suona la sveglia….mi piace svegliarmi così, soffice soffice.

Fra meno di due ore e mezza si corre a Gorizia: che faccio ??
Due giorni di unguento miracoloso

mi hanno levato il grosso dei dolori al ginocchio, il disturbo è ancora presente, ma sembra un altro mondo.
….mi alzo - non mi alzo - mi alzo - non mi alzo….
Orzo, a chi vorresti raccontarla: ieri sera sei stato venti minuti a raddrizzare quel numero sulla canottiera prima di spillarlo, tu e la tua mania della perfezione….E LEVATI QUELLA BAVA DALLA BOCCA !!
Beh, in effetti il chip devo restituirlo, a Gorizia ci devo andare comunque….firulì firulà….

Alle 8.30 sono in macchina, devo fare solo 40 Km e ci sono.
La serata di ieri prometteva bene come previsioni meteo: il viaggio di ritorno da Gorizia, dopo aver ritirato il pettorale, si è svolto sotto un cielo zeppo di stelle che nei tratti di strada non illuminati artificialmente risplendeva di luce eterea, con la volta celeste dipinta di bianco.
Ed infatti le prime ore della mattina confermano le previsioni, la vista dalla Strada Costiera spazia fin’oltre Grado e la bassa inclinazione dei raggi solari permette alla sabbia della costa isontina di accendersi di un color senape intenso.
Incrocio tanti runners già all’opera; all’altezza della Galleria Naturale, a 15 chilometri dal Centro, passo l’ultimo, che corre in direzione Monfalcone: “sono con te, amico, buone corse !!”
Mangio una barretta….il tratto di superstrada fino al Lisert, il Vallone e sono arrivato.

Appena in tempo, sono tutti già schierati sotto al gonfiabile.
Lo speaker annuncia un minuto di silenzio per il nostro Soldato caduto in Afghanistan nell’adempimento del dovere, riposi in pace….mi piazzo in fondo e dopo pochi minuti si parte.


E’ un vero e proprio esperimento, questo di oggi, e del resto con soli 53 Km percorsi in Febbraio ed un ginocchio che fino a due giorni fa piegavo a fatica non potrebbe essere diversamente.
Le impressioni alla partenza sono stranamente buone, nessun dolore particolarmente forte, una buona mobilità articolare e, neanche a dirlo, una gran voglia di correre.
In tutta scioltezza lascio così andare le gambe e godo di quel senso di libertà che solo la corsa sa dare. Non me ne sto ancora rendendo conto, ma ho cominciato una lunga serie di sorpassi.

I rettilinei dei primi chilometri lasciano il posto ai repentini cambi di direzione presenti nella prima parte in territorio sloveno ed il ginocchio inizia a risentirne.
Rallento gradatamente l’andatura, finchè al 10° sono costretto a ridurre drasticamente.
Ora corro male, appoggio il piede a fatica e si rifà anche vivo il forte dolore sotto al tallone che mi tiro dietro da inizio anno.
E adesso ??
E ADESSO COSA ?? IL RITIRO NON E’ CONTEMPLATO, STRINGI I DENTI E VAI AVANTI !!
OPPURE PENSI DI INDOSSARE LA MAGLIETTA UFFICIALE DELLA GARA SENZA AVERLA CORSA, INDEGNAMENTE ??

Sarebbe un peccato, vista anche la bella personalizzazione….

va bene va bene, ma non aspettiamoci miracoli….

La corsa è sempre più lenta ed i tratti di cammino intervengono sempre prima.
Al 15°, mentre sto camminando, mi raggiunge Paola, moglie del mio amico Claudio, che mi grida di riprendere a correre. Grazie Paola !!
Facciamo insieme un paio di chilometri, poi devo rimettermi a camminare; lei finirà sotto le due ore, era da tanto che cercava questo risultato. Complimenti !!

Beh, adesso però gli ultimi due li corri !!



Farò il possibile, ma non assicuro niente.
Il dolore al tallone non mi dà tregua, ma riesco ad allungare un po’….si lascia il tratto di campagna e si entra in Città, ancora cambiamenti di direzione ed adesso anche saliscendi, che nei tratti in discesa si fanno sentire molto sul ginocchio.
Arrivo finalmente al rettilineo finale….scorgo Paola e Claudio, subito dopo il traguardo, e sento le loro grida di incitamento….ormai ci sono.
Real time 2h 4’ 36”, per quello che può valere.
Per me è stato già un successo arrivare alla fine, visto che, parafrasando dei versi di mazziniana (cantante, non statista) memoria, l'importante è finire.


Adesso sono proprio curioso di vedere quanto dovrò pagare nei prossimi giorni per queste due ore di corsa….però non si può correre così, leva il bello della corsa….

domenica 27 febbraio 2011

Pensieri e parole
 
 
Non quelli sublimi del Grande Lucio, ma quelli tristi e rassegnati di un runner che si vede ridimensionata l’attività programmata.

La “banale” caduta di inizio mese così tanto leggera non era, visto che a più di tre settimane di distanza il dolore non solo non è ancora sparito, ma nell’ultima settimana è aumentato, sì da costringermi a fermarmi dopo un centinaio di metri negli ultimi due allenamenti (domenica 20/2 e martedì 22/2).
Il mesto claudicare ha stupito più di qualche avventore dei soliti circuiti ed ha lasciato basito il sottoscritto, incapace di procedere già dai primi metri.

A questo punto s'impone una riflessione su quelli che dovranno necessariamente essere i prossimi step del mio programma podistico.
Purtroppo salta la Mezza di Gorizia....domenica prossima non me la sento di affrontarla; anche se riuscissi a finirla, pagherei con altre settimane di dolori ed allungherei il tempo per il recupero completo.
E’ in forse anche il via alla Maratona di Padova, troppo vicina per arrivarci con una giusta preparazione, mentre i tempi per la Maratona di Trieste cominciano ad essere stretti: domani inizi(erebbe)a la quarta settimana delle tredici previste nel programma di allenamento e finora, in quanto settimane, ne ho concluso solo una !!

Mi ritiro in buon ordine in Camera di Consiglio, invocando un decoubertiano quanto laconico “L’importante non è vincere, ma partecipare”….già, partecipare….

Ma siamo proprio sicuri che lo sport faccia bene ??

giovedì 17 febbraio 2011

CAMBIOOOO !!

Essì, ogni tanto va fatto !!

Non ci si fidava più di andare lontano, i soldi che si continuavano a spendere per metterla a posto per superare le revisioni erano sempre più buttati, ormai aveva fatto il suo corso e per quanto si stesse attenti a non spremerla troppo il dubbio e l’incertezza pervadevano i nostri pensieri per tragitti superiori ai 100 Km.
Tra l’altro Orzetto, seduto dietro, cominciava ad avere le ginocchia in bocca….
Grazie di tutto, gloriosa Y10.

ABBIAMO L’ AMMIRAGLIA
FIAT MAREA 1.6i 16V ELX !!

Per me che sono da sempre un anti-FIAT è stato un passo che ha quasi dell’incredibile, del tutto inaspettato.
Ma il prezzo e le ottime condizioni generali erano davvero allettanti, considerando anche che i grossi lavori che devono essere fatti con periodicità (cinghia di distribuzione, frizione, freni ecc.) sono stati puntualmente fatti e che il precedente proprietario ha percorso i suoi primi 140.000 Km fermandosi ogni 20.000 Km a rimpinguare la cassa del concessionario, provvedendo addirittura maniacalmente alla sostituzione del sensore della temperatura esterna per visualizzare i gradi giusti !!

All’interno sembra di essere seduti in salotto: poggiabraccia da tutte le parti, bocchette aria calda/fredda in ogni dove, bagagliaio “infinito”.
E poi orologi, spie luminose, regolazioni per l’intermittenza del tergicristallo, cassetti, regolazioni lombari dei sedili….
Per provarla ci ho messo un po’ a partire, non mi aspettavo che al Mondo potessero esistere frizioni che staccano così in alto; quando, dopo dieci metri, mi sono fermato al cancello del parcheggio per attendere che si liberasse la strada per uscire, il concessionario ha rischiato di piantarsi nel parabrezza, visto che con il semplice tocco del piede destro la macchina ha inchiodato !!
Può piacere o no, è chiaro; di tutto però si potrà dire di lei, meno che non è comoda.

E voi mi direte: “Cosa c’entra questo con un blog che si intitola CORRERE ??”
C’entra eccome, visto che per la ricerca di qualcosa di interessante e per andare avanti/indietro a provarle ho dovuto saltare tutti gli allenamenti  dello scorso fine settimana e dell’inizio di questa.

BENVENUTA MARY !!

P.S.: mi rendo perfettamente conto che non ha niente di eccezionale, specialmente se paragonata con quello che adesso offre il mercato del nuovo, ma non sono mai stato, personalmente, uno che “vive per la macchina”; per me l’automobile deve servire a portarmi in giro e non devo esserne schiavo.
Sedermi quindi in qualcosa che, come questa, ai miei occhi è “lussuosa” mi provoca questo effetto di assoluto.

giovedì 3 febbraio 2011

Oggi ho sputato sangue !!



Allenamento duro ?? No, tolòn de mona, detto nel locale idioma….(capitombolo da sciocco, ndr).

Ore 12.45, in pausa pranzo mi accingo a fare i 4 chilometri sulle Rive fino al lavoro di Orza, per correre insieme 3 chilometri e poi tornare sui miei passi. In tutto 11 Km.
Primo chilometro a 5’ 3”/Km, ho un po’ di fretta perché sono tardi; accelero sulla breve salitina del secondo chilometro, mantengo la media; supero il colle e lascio andare le gambe in discesa dall’altra parte.
Zona di uffici, “ragionieri” che in pausa pranzo fanno due passi al sole tiepido delle ore più calde della giornata con andatura da mandria al pascolo, affiancati per occupare meglio tutta la larghezza del marciapiede (!).
Ormai sul tratto in piano, al Km 2,3 dietro ad una curva trovo “la coppia più bella del mondo” che procede con la proverbiale calma dell’evidente sovrappeso e della scarsa voglia di rientrare in ufficio.
Li vedo troppo tardi….velocemente stabilisco quali saranno le uniche due possibili opzioni:
a) bloccare molto rapidamente gli arti inferiori, sì da arrestare IMMEDIATAMENTE la mia corsa;
b) passare a sinistra dell’ostacolo, nell’esiguo spazio lasciato libero dalla sagoma di sinistra, usufruendo della ventina di centimetri disponibile fra questa (la sagoma) e lo spigolo del marciapiede.

La balistica e la logica danno ragione alla seconda opzione, sulla base del ragionamento che porta a considerare lo spazio immediatamente davanti a me troppo ridotto per variare lo stato del mio moto, con conseguente certezza di finire sulle spalle di uno dei due o, in subordine, di passare in mezzo a loro e farli girare come trottole.

Detto (anzi, pensato) fatto.
Correggo il passo per mettere in appoggio il piede giusto ed inizio la manovra.
Beh facile, li ho passati, ce l’ho fatta !!….non proprio, appoggio il piede troppo sullo spigolo e quando lo carico il peso del corpo lo fa scivolare giù per i venti centimetri dello scalino.
Mannaggia a me ed ai miei passaggi millimetrici !! giorni fa ho sfiorato un palo della segnaletica con il Garmin….tinnnn….

Risultato: sono finito a terra alla velocità di 11,88 Km/h ed ho baciato l’asfalto del marciapiede, che adesso mi amerà per sempre !!

A casa ho potuto constare che i miei lineamenti sono rimasti invariati, meno male, avevo temuto per il mio prossimo book fotografico….però il ginocchio sinistro si è gonfiato e mi fa un pò male a camminare….ed il labbro all'interno è tumefatto (comunque la “mossa” era giusta, dovevo solo considerare il fatto che non sono pronatore….).

 

venerdì 28 gennaio 2011

21.681°

Se me l'avessero raccontato il 28 gennaio di un anno fa, esattamente undici giorni dopo la mia prima Mezza, molto probabilmente ci avrei riso su di gusto pensando alle solite ironie fra addetti ai lavori.
Invece la realtà è proprio questa: così mi sono classificato in questa graduatoria, stilata da "Correre", su un totale di 29.741 Maratoneti maschi italiani (34.100 uomini e donne insieme).
Al di là del fatto in sè, risibilissimo, ci mancherebbe, giova sapere di non essere proprio ultimo in un elenco di sportivi, in numero pari agli abitanti di un piccolo paese, che non lesinano tempo, fatiche e sacrifici per sentirsi in forma e rimanere in salute.
Buone corse !!




martedì 18 gennaio 2011

12^ Maratonina delle due Province - Medea
Domenica 16 gennaio 2011


La giornata non prometteva nulla di buono, già dal lato meteorologico: non è stato piacevole farsi un’ora abbondante di macchina nel bianco latte delle nuvole basse, con scarsa visibilità e goccioline d’acqua che si attaccavano al parabrezza.
Ma a questa gara in un certo senso ci tenevo, era l’anniversario del mio inizio, da qui sono partite le gare della mia seconda vita da runner e da vecchio romanticone che sono non potevo di certo mancare a questo appuntamento. E dovevo dedicarle il primo post dell'anno.
Allo stesso modo, però, non riponevo troppa fiducia in un risultato finale quasi scontato e viziato da un dicembre trascorso tra stinchi di maiale con patate al forno e panettoni, lasagne al forno, tiramisù e ananas con la panna.
La cinquantina di chilometri percorsi dalla Mezza di Palmanova è bastata appena a contenere il sovrappeso causato dalle pantagrueliche libagioni che caratterizzano l’italico costume dei periodi festivi, non certo a conferire velocità alla corsa né un ritmo sostenuto sulla media distanza.

In questo “infelice" stato di forma decido comunque di affrontare ugualmente i 21.097 metri di asfalto che separano la partenza dall’arrivo di una gara da portare a termine senza pretese, come una domenica all’aria aperta in compagnia di tanti amici, ed in questo, per fortuna, non vengo deluso.


Unico proposito, arrivare al traguardo prima dello smontaggio del gonfiabile, non fosse altro per il fatto di preferire il pasta-party all’aiuto che l’ultimo classificato deve dare all’Organizzazione per risistemare tutto, espiando così le colpe di una prestazione low profile (ahhhh, ecco perché tutti corrono….).

Freddo-umido che entra nelle ossa, lattigine bianca a 360°, sparute forme umane ad applaudire i cinquecento masochisti che impegnano le strade del paese….null’altro, a parte le macchine in sosta.


La scheggia di nome Claudio si farà trenta chilometri, TIBET lo seguirà ed io seguirò Michele, almeno fin dove mi sarà possibile, visto che comunque otto minuti di scarto alla fine me li appiopperà.
A parte Claudio in pole position, noi tre partiamo dalle retrovie, con il solito passo che, per quanto OGNI VOLTA ci si provi, OGNI VOLTA è comunque troppo veloce, non c’è verso….

Il gruppo si assesta su un bel 5’20”/Km e dopo due-tre chilometri sono “a regime”, la caldaia è in pressione e funziona a dovere, l’energia sprigionata aziona le leve in maniera ottimale.
Bella corsa fluida, tranquilla, si parlotta e si procede al meglio.
Scopro che le “vecchie” Mizuno, dichiarate anzitempo pensionabili, sono ancora valide grazie al mostruoso investimento di 1,90 Euro per un paio di solette “cacao meravigliao”, buona notizia.

Ai cinque chilometri il primo rifornimento….no grazie non prendo niente, se apro la bocca mi entra quanta acqua voglio, non è necessario.

L’anno scorso in questo tratto in leggera discesa avevo dato il meglio di me, lasciando andare liberamente le gambe….bei tempi….
Oggi controllo, di chilometri in un anno ne ho fatti, ormai so come portare a casa il risultato e se serve riesco a gestire la fatica (almeno spero….).
Al Km 10,5, dopo un cavalcavia, TIBET mi saluta e prende a destra il bivio per i 30K, io giro a sinistra mentre Michele è fermo all’incrocio con un bicchiere di the caldo in mano.
Io continuo, ho ancora l’acqua di prima, grazie….

Michele riparte e mi passa, rimarrà fino alla fine costantemente davanti a me.
La stanchezza inizia a farsi sentire ed i passi si fanno sempre più pesanti….ma esce il Maratoneta che c’è in me ed il tratto che prima si percorreva in discesa, ora in salita, mi stimola la falcata e riesco ad inanellare tre chilometri consecutivi a passo costante (che non dico per vergogna….diciamo abbondantemente oltre ai 5’30”/Km….)
Da qua in poi i soliti tre-quattro chilometri di sofferenza e le solite celestiali visioni, che si chiamano aranciata, cioccolata, arachidi salate (la mia droga) e banane (toh guarda là per terra, una buccia d’arancia schifosamente schiacciata sull’asfalto….quasi quasi la lecco….).
Provo ad aumentare un po’, ma le gambe sembrano due pezzi di legno, qua bisogna riprendere ad allenarsi seriamente.
Ultima curva a destra e si entra in paese, il gonfiabile è ancora su, meno male.


Grazie per la bella foto, mi sarebbe però piaciuto di più vedere altri numeri su quel cronometro….real time 1h58’19”, PW sulla distanza….questo è tutto quello che riesce a fare un runner che si è lasciato andare impunemente ai piaceri della tavola.
Va beh, per stavolta è andata così, non potevo pretendere di più….però adesso bisogna frenare i bassi istinti mangerecci e rimettersi in moto da subito.

Appena dopo il traguardo un simpatico signore, molto gentile, mi leva il chip dal pettorale e con un bel sorriso mi chiede se va tutto bene.
“Sì grazie, tutto a posto, ce l’ho fatta….scusi, dove vado per il pasta-party ??”








venerdì 26 novembre 2010

Un anno di corsa – il bilancio

A conclusione del calendario di gare che per quest’ anno mi sono programmato sento di dover trarre un piccolo bilancio della mia attività.
Sono trascorsi quattordici mesi da quando, a fine agosto 2009, riprendevo con le prime finte corse un’attività sportiva ormai profondamente inserita nei meandri del dimenticatoio ed iniziavo così la mia seconda vita da runner.
Sulle prime l’idea non mi faceva gioire: si sa, lo sforzo fisico degli inizi non appaga, il corpo deve ritrovare l’armonia dei movimenti e non è facile conciliare il tempo dedicato alla corsa con l’inevitabile fatica che ne consegue.

Ma gli obiettivi sono ambiziosi, e dopo poche settimane i progressivi miglioramenti cancellano gli sforzi necessari per ottenerli: il desiderio di correre la mia prima Maratona, passando per la mia prima Mezza; l’eccitazione nel rimettere un pettorale, ricordi dell’adolescenza; la fatica della preparazione per la Maratona e l’emozione nel vedere aumentare i chilometri percorsi; la gioia, la grandissima gioia nel passare quel traguardo così tanto sognato, desiderato ed atteso, il Mito della Maratona; la faticosa preparazione della seconda gara sulla distanza Regina, con le temperature agostane.

Da gennaio di quest’anno ho portato a termine quattro mezze Maratone (Medea, Gorizia, Aurisina, Palmanova, la quinta viene ridotta dall’Organizzazione a poco più di 11 Km) e due Maratone (Trieste e Venezia) .
Ho migliorato i tempi ad ogni gara; nessuno ritiro; uno stato di forma in crescendo….questi i dati sportivi, forse sterili per qualcuno, di poco conto per altri.
E questo, invece, il lato umano-salutistico di questa attività:
otto chili di peso in meno in un anno; la sensazione di essere ringiovanito; il piacere di conoscere nuovi amici durante gli allenamenti e le manifestazioni sportive; la condivisione di fatiche e risultati con i propri simili; gli incontri reali partendo da comunicazioni virtuali, tali sono quelle via web; la consapevolezza che nonostante l’età sia più vicina ai 50 che ai 40 nulla sia precluso, nemmeno le nuove mete che l’ingordigia dei risultati ottenuti propone, malgrado gli impegni e le responsabilità dell’età.

La corsa….uno degli atti più naturali che l’essere umano abbia insito in sé; come mangiare e bere, camminare, amare, odiare….
Gli uni positivi, gli altri da evitare, la corsa da vivere.
Da vivere con la gioia di poterlo fare, pensando a chi non è così fortunato; con il giusto livello di impegno per farci star bene e per migliorarci; con la consapevolezza di compiere un atto giusto nei confronti del proprio fisico e del suo mantenimento ottimale; con la felicità nel ritrovare amici e con loro condividere quelle ultime, dannate centinaia di metri che ancora mancano per portare a termine le nostre memorabili gesta atletiche.
Quel “forza !!”, quella mano sulla spalla, quell’incoraggiamento che arriva anche dallo sconosciuto che, durante le gare, sta ai lati della strada e in un misto tra invidia ed incomprensione partecipa attivamente alla tua fatica e te la rende meno pesante; la condivisione in famiglia dei piccoli risultati e delle grandi soddisfazioni….

Ecco, questo è il mio anno di corsa, un anno vissuto, dal lato sportivo, intensamente, tra dolori fisici causati dal volere troppo ed aspettative di miglioramento e risultati che, come sempre quando si affronta un’attività con serietà ed impegno, non tardano ad arrivare.
Tutto nella mia scala, ovviamente….non sono un professionista.

Un sentito ringraziamento a tutti quelli che mi hanno supportato e che continueranno a farlo.


martedì 23 novembre 2010

8^ Mezza Maratona Città di Palmanova
Domenica 21 novembre 2010


Senza infamia e senza lode.
Avrebbe potuto essere un’ottima occasione per dare un bel taglio al mio tempo sulla Mezza, il percorso si prestava e le condizioni climatiche anche, ma evidentemente la giornata non era quella giusta.
O meglio, il miglioramento c’è stato, ma le aspettative erano decisamente diverse.

In un’uggiosa mattinata autunnale, con previsioni meteo che avrebbero potuto mettere in dubbio la tenuta dell’Arca, parte la gara.
Nella maestosità della Piazza Grande di Palmanova la lunga fila di runners si avvicina alla Porta Cividale scorrendo veloce, molto veloce, anche troppo per quelli che come me fanno la vaccata di partire poco prima della linea di partenza, tra le prime posizioni.
Il risultato è che se non vuoi essere travolto da orde di runners inferociti che, pugnale tra i denti, guadagnano metri su metri, devi per forza correre veloce, più veloce di quello che ti sta dietro.
I primi tre chilometri a 4’40”/Km, sotto ai 5’/Km fino all’8°….Paul Tergat sarebbe orgoglioso di cotanto figlio….occhei occhei stavo scherzando, torniamo indietro e ripartiamo….troppo, decisamente troppo per le mie attuali possibilità, ma tant’è….adesso il problema è tenere fino alla fine.

Approfitto del ristoro al Km 8,5 (strana misura) ed agguanto un bicchiere di thè caldo che bevo camminando e che mi fa risorgere a nuova vita; ma nonostante tutto un primo crollo è alle porte e corro il 9° in 5’29”.

Al passaggio al 10° non posso non pensare alla mia prima gara sulla Mezza, corsa a qualche chilometro da qui, quando in estrema scioltezza passai la stessa distanza in 53 minuti, un tempo superiore a quello di oggi di 3 minuti.
Non nego di essere un po’ più “preso” di allora, ma tutto sommato la scioltezza che ora vivo non ha niente da invidiare a quella provata in quella mattinata dello scorso gennaio, almeno fino a questo punto della gara.

Nonostante questa parte dell’estesa pianura friulana si presti molto alle piacevolezze della corsa, riservando panoramiche su vasti prati verdi in aperta campagna, assenza totale di rumori di motori, nubi basse e montagne innevate sullo sfondo, oggi la testa non ne vuole proprio sapere di coadiuvare il mio sforzo fisico.
Ho grande difficoltà di concentrazione e mi dà fastidio tutto: quelli che mi passano troppo vicino, quelli che ridono sguaiatamente mentre corrono, quelli che mi superano e si piazzano appena davanti ai piedi….in più fatico tanto, una spossatezza generale mi pervade.
Recito il mantra del giorno:
respiro-passo-concentrazione, respiro-passo-concentrazione; lasciali stare e non ascoltarli; sguardo basso tre metri davanti a te; contorni sfocati ai lati del campo visivo, niente di interessante…. respiro-passo-concentrazione, respiro-passo-concentrazione.




















La mia azione riprende un po’ di tono, anche se i tempi dei chilometri successivi, fino al 14°, sono destinati ad aumentare, complice anche un leggero tratto in falsopiano: 5’12” – 5’16” – 5’20” – 5’24”.
Mi balena l’idea di abbandonare la gara, quantomeno di camminare.
Riprendo il mantra….rischio scongiurato.

Non male i successivi tre chilometri fino al 17°: 5’11” - 5’20” - 5’11”, ma l’energia è agli sgoccioli, sento che sono davvero al limite, corro male, con le gambe imballate e un forte dolore alla pianta del piede sinistro inizia a farsi sentire.
In una mattinata con circa 10 gradi e con valori di umidità al 90% riesco persino a soffrire il caldo.

Il 18° chilometro in 5’33” è interminabile, ogni volta che guardo il Garmin il risultato non cambia: distanza percorsa 18,30 Km; distanza percorsa 18,50 Km; distanza percorsa 18,80 Km….ETERNO !!
Il pacer dell’ora e cinquanta mi passa, provo a stargli dietro, ma le scarpe sono incollate all’asfalto ed i palloncini si allontanano, diventando sempre più piccoli….addio sogni di gloria….
Il 19° in 5’41” prelude al crollo ed il 20° in 5’56” fa male, tanto male !!
Dai basta, fermati, ritirati !!”….quante volte ho pensato di dare ascolto a questa vocina che mi girava per la testa….

Il cartello dell’ultimo chilometro mi comunica che la mia sofferenza sta per terminare: non nego che in questo momento una tale notifica, di per sé irrilevante, assurge a notizia del giorno.
Ormai in stato di trance (quasi), con giramenti di testa (questi sì, davvero), il corpo è animato di moto proprio e l’intelletto controlla a malapena la muscolatura dello sfintere, permettendomi tuttavia di proseguire in una faticosissima quanto stentata corsa e scongiurando accadimenti contrari alla pubblica decenza, ancorché involontari.
Ma ormai ci sono, con uno scatto d’orgoglio e stringendo le chiappe riprendo vigore ed accelero portando a termine il 21° in 5’10”, con gli ultimi 100 metri a 4’46”/Km, dando fondo all’ultima decina di chilocalorie disponibile.

A 300 metri dall’arrivo Claudio, che ha tagliato il traguardo più di venticinque minuti prima, mi corre incontro e mi affianca:
- “Come và ??
- (con un filo di voce) “Sono cotto !!”
- “Come ??
- (provando a voce più alta) “Sono cotto !!”
- FORZA !!
L’amichevole pacca sulla spalla destra avrebbe potuto essermi fatale, barcollo ed inizio un moto ondulatorio che per puro caso non entra in risonanza con il moto rettilineo della corsa….ho rischiato grosso, ma la risultante longitudinale delle due forze mi consente di proseguire comunque fin oltre al gonfiabile.

Pochi metri dopo il traguardo mi avvicino alla transenna, appoggio gli avambracci e chinandomi sistemo la fronte sul dorso delle mani, in un’estasi degna delle peggiori sostanze psicotrope in vendita al mercato nero.
Un tenero “ papà ?? mi risistema nella giusta collocazione spazio-temporale ed una provvidenziale bottiglia d’acqua mi restituisce mezzo litro di liquidi.
Sono sicuro di aver dato tutto, ma proprio tutto.

Real time: 1h50’02”, amaro PB che mi nega la gioia di scendere sotto i 110 minuti.
Pago un’improvvida partenza, esageratamente veloce, una pessima condotta di gara ed un’andatura comunque troppo sostenuta nella prima metà del percorso che mi ha impedito la logica progressione.

Senza infamia e senza lode.


Con un filo di rammarico….e con tanta stanchezza.